Bisogna
tornare indietro di
qualche anno per rivivere
un successo calabrese
al Giro D’Italia: Roberto
Sgambelluri, con la sua
vittoria al Giro d’Italia del
1997 e col suo decimo posto
finale del 1999, ha
portato in alto la nostra
regione sul finire degli
anni ‘90. Classe ’74, il
reggino, nato a Melito
Porto Salvo, si è messo
in evidenza per la prima
volta nel 1996, andando
a vincere il Giro
d’Italia baby. Quella
vittoria, costellata da
due argenti ai mondiali
Under 23 di Lugano,
lo lanciò nel ciclismo
che conta: il
contratto con la Brescialat
gli permise
di partecipare al
Giro d’Italia già nel
1997, e lui ricambiò
la fiducia andando
a conquistare
la tappa con arrivo a Lanciano.
«Era il primo anno
da professionista e già essere
al Giro d’Italia per
me era un premio, una
forte emozione», afferma
Sgambelluri. «Quella mattina
non mi sentivo molto
bene, speravo che partissero
piano perché di solito
partivano a tutta. Durante
la tappa scoprivo quanto il
percorso fosse impegnativo
e con me c’era un altro calabrese,
Michele Coppolillo.
Ricordo che quando sono
scattati gli altri siamo
partiti pure noi ma la
tappa era molto lunga,
era di 240 km, e l’arrivo
non lo conoscevo», ricorda
Roberto. «Sul finale c’era
uno strappo di 700 metri e lì sono partiti
in due o tre, tra cui Frigo, poi si sono
piantati ed io, arrivando in rimonta, li
ho saltati e ho vinto quasi in volata».
Per lui e per l’intera Calabria sportiva quella
vittoria voleva dire realizzare un sogno,
un successo meritato per lui al suo primo
vero banco di prova tra i professionisti. Tra
i complimenti uno in particolare: «Ero nel
dopo tappa, nel momento delle interviste c’è
stato un collegamento con
Dario Fo. Ci sono stati anche
i complimenti dei colleghi,
tra i quali Pantani». Dopo
due anni passa alla Cantina-
Tollo, formazione con la quale
entra tra i primi dieci della
classifica finale del Giro:
«Quell’anno è stato per me
molto importante perché ho
vinto una tappa e la classifica
finale del Trofeo dello
Scalatore, poi sono anche
entrato tra i primi quindici
al mondo della
classifica dell’UCI. Oltre
alla condizione fisica
conta tantissimo
avere dei bravi compagni
che ti sappiano
supportare e
che sappiano fare
un buon gioco di
squadra: il sogno
era quello di entrare
tra i primi
cinque, ma è stato
ugualmente un bilancio
più che positivo
».
Se fosse stato ancora
in gruppo, avrebbe
cerchiato di rosso
la tappa odierna: «Visto
il percorso penso
per me sarebbe stata
una tappa a cinque stelle
», afferma, «La salita
per andare a Serra San
Bruno farà selezione, secondo
me ci saranno fughe
da lontano, il vero
Giro inizierà qui. E’
difficile pronosticare
un vincitore, siamo
ancora al quarto giorno,
ma io spero in un
corridore meridionale,
magari in Visconti o in Nibali.
Non penso sia una tappa per
scalatori puri, ci vuole anche un corridore
che sia anche molto veloce»,
conclude l’ex ciclista, laureato in
Scienze Motorie: «Ho approfittato di
questa esperienza sportiva e mi sono
iscritto all’università. Mi sono laureato
in Scienze Motorie, e per me è stato
un momento bello quanto una vittoria
in bicicletta, poter vedere lo sport
con un po’ di cultura in più ti dà una
grande soddisfazione».
Alessandro Marcianò, Calabria Ora 7 maggio 2013






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