Dopo la nuova vittoria di Mark Cavendish,
dopo la compostezza del gruppo
con tanto di gesto finale del vincitore in
ricordo dello sfortunato Wouter Weylandt,
ciclista belga che ha perso la vita
sulle strade italiane proprio due anni
fa, il Giro d’Italia entra finalmente
nel vivo della corsa. La settima tappa si
prospetta come la più dura di questa
prima settimana, coi suoi 176 km di
percorso e coi suoi 2600 metri di dislivello.
Una frazione appenninica quella
che parte da Marina di San Salvo e che
arriva a Pescara, una tappa che prevede
una serie di strappi che aumenteranno
proprio nel finale di corsa. A Villamagna,
dopo 121.5 km, è previsto il
primo dei quattro GPM di giornata. I
girini non affronteranno grandissime
asperità, ma non avranno respiro per i
continui saliscendi: la pianura, ad eccezione
di qualche piccolo tratto, è inesistente.
Il terreno è ideale per tutti coloro
che vorranno cimentarsi in fughe da
lontano, adatto quindi a quei passisti
scalatori capaci di tenere un buon ritmo
sulle salite impegnative ma non impossibili.
In pratica una piccola Liegi, con meno
recupero tra una rampa e la successiva.
In più le pendenze di Chieti sono a doppia
cifra, e per i corridori sarà importante
dosare le energie in vista della
cronometro di domani. Nel dettaglio,
la pendenza massima sarà del 15% sullo
strappo di Bucchianico, dell’11% sul
traguardo GPM di Villamagna, del 16%
a Pietragrossa (GPM), del 19% a Tricalle,
del 16% a Santa Maria de Criptis
(GPM) e del 14% a San Silvesto (GPM).
Superato l’ultimo traguardo con punti
in palio per la maglia azzurra, i ciclisti
dovranno affrontare 7 km di discesa a
tornanti e molto tecnica. Sicuro attaccante
di giornata sarà Danilo Di Luca.
Visconti ieri è arrivato al traguardo con
oltre 4’ di ritardo, e proprio questo potrà
spronarlo ad attaccare. Il gruppo
potrà lasciare spazio a tutti quei leader,
come Domenico Pozzovivo, che non
hanno molte chance di salire sul podio
di Brescia.
Alessandro Marcianò, Calabria Ora 10 maggio 2013






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