Alla partenza da Napoli gli
addetti ai lavori si dividevano
nell’indicare un proprio favorito
per la vittoria finale. Il
ricordo dello scorso Tour de
France, misto alla forza della
squadra di appartenenza,
imponeva il nome di Wiggins.
Ma c’è chi, alla vigilia
del Giro, con una saggia
tranquillità apriva gli occhi
su un possibile principale avversario,
senza numero di
dorsale, del britannico. Un
fattore X, nascosto agli occhi
di molti ma importantissimo
per chi, come lui, conosce alla
perfezione ogni piccolo
particolare di una lunga corsa
a tappe come il Giro d’Italia:
un fattore ben preciso,
ovvero quello meteorologico.
Certo, nessuno si aspettava
quindici giorni tra acqua e
neve, ma chi non ha sottovalutato
questa possibilità
adesso indossa la maglia rosa
da oramai dieci giorni.
Vincenzo Nibali, lo squalo
dello Stretto, aveva messo in
guardia sportivi e addetti ai
lavori già in tempi non sospetti.
In molti hanno storto
il naso, forti della provenienza
del leader Sky: nato a
Gand ma cresciuto a Londra,
Sir Bradley non ha scoperto
sulle strade italiane il fenomeno
della pioggia. Così, oltre
a dover fare i conti con un
Nibali in versione super, il
vincitore dell’ultimo Tour de
France ha dovuto lottare
contro condizioni avverse
ma soprattutto contro la
paura. Già, quella paura che
lo ha bloccato dopo la scivolata
in discesa nel corso della
settima tappa, la Marina
San Salvo – Pescara: Sir
Wiggins, preso dal panico,
smette di pedalare ed esce
così dai primi dieci in classifica.
Ci rientra il giorno dopo
grazie alla frazione a lui più
congeniale, la cronometro di
Saltara, ma i 3’ persi nella
tappa di Treviso lo estromettono
definitivamente dai giochi.
Il giorno dopo arriva la
decisione finale: Wiggins si
ritira dal Giro a causa di una
polmonite, ma quello che è
emerso in queste due settimane
è che il britannico, oltre
alle cronometro, per vincere
una grande corsa ha bisogno
di condizioni atmosferiche
ben precise. Lo stesso
giorno ha alzato bandiera
bianca un’altra delusione di
questo Giro, ovvero il vincitore
della scorsa edizione,
Ryder Hesjedal: il canadese,
che non ha mai impensierito
Nibali, abbandona a causa di
un virus. Altri possibili outsider
sono già fuori dalla vittoria
finale: Gesink ha 7’ di distacco,
Samuel Sanchez ne
ha 8’. La Radioshack, forte di
Kiserlovski e Machado, sta
fallendo l’obiettivo di far
rientrare un suo corridore
tra i primi cinque, mentre
Uran ricopre i gradi di capitano
solo da qualche giorno.
Discorso diverso per Jeannesson,
che si è ritirato in seguito
alla caduta di Pescara.
Alessandro Marcianò, Calabria Ora 21 maggio 2013






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