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lunedì 6 maggio 2013

Binda e quello storico primato

Negli annali del ciclismo si legge sempre il nome di Alfredo Binda, il corridore di Cittiglio, piccolo comune del varesotto, che ha vinto ben cinque Giri d’Italia e decine di tappe con la maglia rosa indosso. E’ una delle leggende di questo sport, e anche se nessuno dinoi l’ha visto correre, se non i nostri nonni, è impossibile non ricordarne le gesta. Già nel 1925 si impose nel Giro davanti a Costante Girardengo, citato anche in una famosa canzone di De Gregori, e davanti a Giovanni Brunero. Il “Trombettiere di Cittiglio” (così era soprannominato) nel 1926 arrivò nella corsa a tappe secondo, per poi ritornare in vetta dal 1927 al 1929 e ripetersi nel 1933. Nel 1929, cioè vent’ anni dopo la prima edizione del Giro d’Italia, le tappe toccarono finalmente la Calabria: allora una terra di un’Italia unita sì, ma anche molto distante e difficile da raggiungere. Si partì da Roma il 19 maggio con la prima di quattordici tappe di 235 km. Il primo arrivo era a Napoli e nel giro non c’erano tappe a cronometro. In quella tappa tagliò per primo il traguardo Gaetano Belloni, primo anche nella classifica generale. Le tappe toccarono anche la Puglia arrivando dapprima a Foggia e poi a Lecce, sino a giungere il 27 maggio 1929 in Calabria. Il giro salutava la nostra terra nel confine lucano e la corsa durò ben 10h 35’ 08’’, il tempo stabilito dal primo arrivato a Cosenza. Proprio lui: Alfredo Binda. È suo il record di vittorie del Giro d’Italia, un record condiviso solamente con altri due capisaldi del ciclismo come Fausto Coppi ed Eddy Merckx. Solo nel 1927 Alfredo Binda vinse dodici tappe su quindici, mentre nel ’29 stabilì il record di otto vittorie consecutive nel Giro. Sono numeri d’altri tempi, chiaramente, oggi nessuno potrebbe eguagliarli. Sono sue le quarantuno vittorie di tappa, mai nessuno fino al 2003 è riuscito a fare meglio, fino a quando Mario Cipollini lo sorpassò arrivando a quota quarantadue. L’altra tappa calabrese si corse il 29 maggio. Era di 295 km con la partenza da Cosenza e l’arrivo a Salerno. Ancora una volta, la tappa era snervante. Troppe le ore di corsa, con le tappe su strada difficili per la pesantezza della bicicletta e i tubolari di scorta portati a spalla dai corridori. Il 29 maggio a Salerno ancora una volta Binda tagliò il traguardo dopo 12h 14’ 12’’. È stata la tappa più lunga del giro sia per i chilometri di gara che per il tempo infinito trascorso sulla strada. Binda trionfò quell’anno e arrivò a Milano da vincitore e, nello stesso tempo, da sconfitto. Nonostante la vittoria del ’29, il pubblico non lo apprezzò date le sue estenuanti vittorie, quel ruolo da “cannibale” toglieva fascino alla corsa. La gente all’arrivo lo fischiò perché era scomparsa la competizione dato il suo strapotere. Gli organizzatori allora presero una decisione storica: lo pagarono per non farlo partecipare nell’edizione del 1930. Pagato 22.500 lire l’“Italien” (così era conosciuto all’estero) non partecipò al Giro d’Italia dell’anno dopo. A Cosenza vinse comunque la prima tappa calabrese e fu la prima maglia rosa di sempre per la nostra regione e questo basta per la storia calabrese. In Calabria con la sua bicicletta Alfredo non è mai più tornato. Ma ha lasciato un’impronta incancellabile, non solo perché è stato il primo a vincere una tappa calabrese, ma perché la tappa è stata vinta da un vero recordman, pagato per non gareggiare vista la sua forza impetuosa, e questo non può che onorare la nostra terra.

Anthony De Rosa, Calabria Ora 6 maggio 2013

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