Negli annali del
ciclismo si legge sempre il
nome di Alfredo Binda, il
corridore di Cittiglio, piccolo
comune del varesotto, che
ha vinto ben cinque Giri
d’Italia e decine di tappe con
la maglia rosa indosso. E’
una delle leggende di questo
sport, e anche se nessuno dinoi
l’ha visto correre, se non
i nostri nonni, è impossibile
non ricordarne le gesta. Già
nel 1925 si impose nel Giro
davanti a Costante Girardengo,
citato anche in una
famosa canzone di De Gregori,
e davanti a Giovanni
Brunero. Il “Trombettiere di
Cittiglio” (così era soprannominato)
nel 1926 arrivò nella
corsa a tappe secondo, per
poi ritornare in vetta dal
1927 al 1929 e ripetersi nel
1933. Nel 1929, cioè vent’
anni dopo la prima edizione
del Giro d’Italia, le tappe toccarono
finalmente la Calabria:
allora una terra di
un’Italia unita sì, ma anche
molto distante e difficile da
raggiungere. Si partì da Roma
il 19 maggio con la prima
di quattordici tappe di
235 km. Il primo arrivo era a
Napoli e nel giro non c’erano
tappe a cronometro. In quella
tappa tagliò per primo il
traguardo Gaetano Belloni,
primo anche nella classifica
generale. Le tappe toccarono
anche la Puglia arrivando
dapprima a Foggia e poi a
Lecce, sino a giungere il 27
maggio 1929 in Calabria. Il
giro salutava la nostra terra
nel confine lucano e la corsa
durò ben 10h 35’ 08’’, il tempo
stabilito dal primo arrivato
a Cosenza. Proprio lui:
Alfredo Binda. È suo il record
di vittorie del Giro
d’Italia, un record condiviso
solamente con altri due capisaldi
del ciclismo come Fausto
Coppi ed Eddy Merckx.
Solo nel 1927 Alfredo Binda
vinse dodici tappe su quindici,
mentre nel ’29 stabilì il
record di otto vittorie consecutive
nel Giro.
Sono numeri
d’altri
tempi, chiaramente,
oggi
nessuno
potrebbe
eguagliarli.
Sono sue le
quarantuno vittorie di tappa,
mai nessuno fino al 2003
è riuscito a fare meglio, fino
a quando Mario Cipollini lo
sorpassò arrivando a quota
quarantadue. L’altra tappa
calabrese si corse il 29 maggio.
Era di 295 km con la
partenza da Cosenza e l’arrivo
a Salerno. Ancora una
volta, la tappa era snervante.
Troppe le ore di corsa, con le
tappe su strada difficili per
la pesantezza della bicicletta
e i tubolari di scorta portati
a spalla dai corridori. Il
29 maggio a Salerno ancora
una volta Binda tagliò il traguardo
dopo 12h 14’ 12’’. È
stata la tappa più lunga del
giro sia per i chilometri di
gara che per il tempo infinito
trascorso sulla strada.
Binda trionfò quell’anno e
arrivò a Milano da vincitore
e, nello stesso tempo, da
sconfitto. Nonostante la vittoria
del ’29, il pubblico non
lo apprezzò date le sue estenuanti
vittorie, quel ruolo da
“cannibale” toglieva fascino
alla corsa. La gente all’arrivo
lo fischiò perché era scomparsa
la competizione dato
il suo strapotere. Gli organizzatori
allora presero una
decisione
storica: lo
pagarono
per non farlo
partecipare
nell’edizione
del 1930. Pagato
22.500
lire l’“Italien”
(così era conosciuto all’estero)
non partecipò al Giro
d’Italia dell’anno dopo. A
Cosenza vinse comunque la
prima tappa calabrese e fu la
prima maglia rosa di sempre
per la nostra regione e questo
basta per la storia calabrese.
In Calabria con la sua
bicicletta Alfredo non è mai
più tornato. Ma ha lasciato
un’impronta incancellabile,
non solo perché è stato il primo
a vincere una tappa calabrese,
ma perché la tappa è
stata vinta da un vero recordman,
pagato per non gareggiare
vista la sua forza
impetuosa, e questo non può
che onorare la nostra terra.
Anthony De Rosa, Calabria Ora 6 maggio 2013






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