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sabato 11 maggio 2013

Merckx incanta sulle strade della Calabria

Gli appassionati di ciclismo sanno benissimo che gli anni Settanta hanno visto, tra i protagonisti indiscussi, Eddy Merckx. Un corridore unico nel suo genere, che ha caratterizzato praticamente un intero decennio con il suo talento e la sua classe cristallina. Quella del 1972 è una edizione che la Calabria è destinata a ricordare a lungo, visto che prevede ben tre arrivi di tappa: a Cosenza, a Catanzaro e a Reggio Calabria. La corsa arriva al Sud proprio mentre si sta scrivendo un pezzo di storia, dall'altra parte del mondo: Russia e Urss a Mosca firmano un accordo storico per la limitazione delle armi missilistiche e nucleari. Una prima bozza di pace mondiale firmata da Nixon e Breznev. Ma tornando alle due ruote, il 26 maggio del 1972 in Calabria è un giorno caldissimo, il classico primo assaggio d'estate. E allora è chiaro che il gruppo, più che pensare a scattare ed affannarsi, pensa soprattutto a spendere meno energie possibili. La tappa arriva da Montesano Terme e porta la corsa rosa a Cosenza, con Josè Manuel Fuentes in maglia rosa. Centonovanta chilometri da affrontare sotto il sole non stuzzicano la fantasia di nessuno, tanto che la media oraria finale, di 32 chilometri, certifica come di fatto il ritmo sia stato molto basso. E allora la grande emozione è tutta in un passaggio a livello e alle proteste che può generare un impedimento del genere. C'è chi chiede di alzare la sbarra, chi aspetta pazientemente. E la sosta che precede il passaggio del treno, diretto anch'esso a Cosenza, è benedetta da qualcuno. Anche da Merckx, che ne approfitta per allontanarsi tra i campi. Un improvviso bisogno che poi lo ha messo in difficoltà al controllo antidoping di fine tappa. Nel senso che i commissari dell'Uci lo hanno dovuto attendere… finchè la provetta non è stata riempita. La svolta della tappa è ancora una volta nelle fasi finali, quando praticamente all'ingresso di Cosenza va via Roger De Vlaeminck insieme ad un gruppetto ristretto di corridori. Si entra sulla pista in terra battuta dello stadio cosentino ed ecco la zampata del belga, che riesce a vincere con una ventina di metri di vantaggio su Paolini, Spahn e Caverzasi. Fuentes mantiene la maglia rosa, ovviamente, senza particolari difficoltà. E' un Giro d'Italia che regala polemiche però nel dopo gara, visto che Merckx se la prende un po' con i corridori italiani, rei di "parteggiare" per Fuentes e di correre contro di lui. Un po' di sale ci sta. Anche perché il giorno dopo si riparte da Cosenza alla volta di Catanzaro. Una tappa relativamente breve, di 151 chilometri, ma con impegnativi tratti, su tutti la salita di Monte Scuro e alla Croce di Agnara. Ma l'arrivo è previsto proprio nel centro di Catanzaro. E qui esce fuori la rabbia del campione belga, forse dettata dalla rabbia. Alla partenza Merckx si presenta con la sua squadra reduce da un allenamento di 40 chilometri. Gli altri dall'albergo. E' la mossa vincente. Perché dopo soli 24 chilometri si deve affrontare la salita che porta a Monte Scuro e il corridore belga ci arriva con le gambe già "calde". Insieme a Gotta Petterson fa il vuoto e la maglia rosa Fuentes arranca. Il vantaggio sale e questo dà grande morale al gruppo di testa, mentre da dietro non c'è nessuna reazione (tanto che a fine gara Gimondi attaccherà il "groppone" colpevole di non aver accennato ad inseguire i fuggitivi). Sulle stradine della Sila Merckx e Petterson filano via che è una meraviglia e la loro fuga arriva a compimento. A Catanzaro, il "cannibale" una volta tanto tira il fiato. A vincere la tappa è Petterson, giusto un paio di metri davanti al corridore belga. Che però lascia Fuentes, suo grande rivale per la vittoria finale, e tutti gli altri a più di quattro minuti e si prende quella maglia rosa che poi porterà fino al trionfo. Questa edizione del Giro d'Italia ha però una grande voglia di Calabria, visto che il 28 maggio si riparte da Catanzaro alla volta di Reggio Calabria, per altri 160 chilometri di fatica. L'arrivo è sul lungomare cittadino, i traguardi volanti sono posti a Vibo Valentia e a Palmi. E' domenica, l'attenzione degli sportivi italiani è focalizzata sul campionato di calcio di serie A: la Juventus vince lo scudetto al fotofinish sul Milan. Nonostante tutto sul percorso c'è una folla di calabresi pronti a tutto pur di applaudire i campioni delle due ruote. La tappa però non è delle più belle: qualcuno prova la fuga, ma Merckx e la sua squadra respingono ogni assalto. Tranne quello di Attilio Benfatto, che all'ultimo chilometro parte come un treno e taglia il traguardo con due secondi di vantaggio su Gimondi, primo in volata del groppone. Per Benfatto è il secondo successo al Giro, dopo aver conquistato la tappa finale dell'edizione del 1969. E curiosità vuole che il giorno prima, a causa di problemi gastrici avuti sulle salite della Sila, aveva rischiato di finire fuori tempo massimo. Classifica generale immutata prima del trasferimento in Sicilia per affrontare il circuito dei Monti Peloritani. Con il Giro d'Italia sempre più nelle mani di Merckx.

Redazione Sportiva Calabria Ora, 8 maggio 2013

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