Gli appassionati di ciclismo sanno
benissimo che gli anni Settanta
hanno visto, tra i protagonisti indiscussi,
Eddy Merckx. Un corridore
unico nel suo genere, che ha caratterizzato
praticamente un intero
decennio con il suo talento e la sua
classe cristallina. Quella del 1972 è
una edizione che la Calabria è destinata
a ricordare a lungo, visto
che prevede ben tre
arrivi di tappa: a
Cosenza, a Catanzaro
e a Reggio Calabria.
La corsa arriva
al Sud proprio
mentre si sta scrivendo
un pezzo di
storia, dall'altra
parte del mondo: Russia e Urss a
Mosca firmano un accordo storico
per la limitazione delle armi missilistiche
e nucleari. Una prima bozza
di pace mondiale firmata da Nixon
e Breznev. Ma tornando alle
due ruote, il 26 maggio del 1972 in
Calabria è un giorno caldissimo, il
classico primo assaggio d'estate. E
allora è chiaro che il gruppo, più
che pensare a scattare ed affannarsi,
pensa soprattutto a spendere
meno energie possibili. La tappa
arriva da Montesano Terme e porta
la corsa rosa a Cosenza, con Josè
Manuel Fuentes in maglia rosa.
Centonovanta chilometri da affrontare
sotto il sole non stuzzicano
la fantasia di nessuno, tanto che
la media oraria finale, di 32 chilometri,
certifica come di fatto il ritmo
sia stato molto basso. E allora
la grande emozione è tutta in un
passaggio a livello e alle proteste
che può generare
un impedimento
del genere. C'è chi
chiede di alzare la
sbarra, chi aspetta
pazientemente. E
la sosta che precede
il passaggio del
treno, diretto anch'esso
a Cosenza, è benedetta da
qualcuno. Anche da Merckx, che
ne approfitta per allontanarsi tra i
campi.
Un improvviso bisogno che poi lo
ha messo in difficoltà al controllo
antidoping di fine tappa. Nel senso
che i commissari dell'Uci lo hanno
dovuto attendere… finchè la
provetta non è stata riempita. La
svolta della tappa è ancora una volta
nelle fasi finali, quando praticamente
all'ingresso di Cosenza va
via Roger De Vlaeminck insieme
ad un gruppetto ristretto di corridori.
Si entra sulla pista in terra
battuta dello stadio cosentino ed
ecco la zampata del belga, che riesce
a vincere con una ventina di
metri di vantaggio su Paolini,
Spahn e Caverzasi. Fuentes mantiene
la maglia rosa, ovviamente,
senza particolari difficoltà. E' un
Giro d'Italia che regala polemiche
però nel dopo gara, visto che
Merckx se la prende un po' con i
corridori italiani, rei di "parteggiare"
per Fuentes e di correre contro
di lui. Un po' di sale ci sta. Anche
perché il giorno dopo si riparte da
Cosenza alla volta di Catanzaro.
Una tappa relativamente breve, di
151 chilometri, ma con impegnativi
tratti, su tutti la salita di Monte
Scuro e alla Croce di Agnara. Ma
l'arrivo è previsto proprio nel centro
di Catanzaro.
E qui esce fuori la rabbia del campione
belga, forse dettata dalla rabbia.
Alla partenza Merckx si presenta
con la sua squadra reduce da
un allenamento di 40 chilometri.
Gli altri dall'albergo. E' la mossa
vincente. Perché dopo soli 24 chilometri
si deve affrontare la salita
che porta a Monte Scuro e il corridore
belga ci arriva con le gambe
già "calde". Insieme a Gotta Petterson
fa il vuoto e la maglia rosa
Fuentes arranca. Il vantaggio sale
e questo dà grande morale al gruppo
di testa, mentre da dietro non
c'è nessuna reazione (tanto che a
fine gara Gimondi attaccherà il
"groppone" colpevole di non aver
accennato ad inseguire i fuggitivi).
Sulle stradine della Sila Merckx e
Petterson filano via
che è una meraviglia
e la loro fuga
arriva a compimento.
A Catanzaro,
il "cannibale"
una volta tanto tira
il fiato. A vincere la
tappa è Petterson,
giusto un paio di metri davanti al
corridore belga. Che però lascia
Fuentes, suo grande rivale per la
vittoria finale, e tutti gli altri a più
di quattro minuti e si prende quella
maglia rosa che poi porterà fino
al trionfo. Questa edizione del Giro
d'Italia ha però una grande voglia
di Calabria, visto che il 28 maggio
si riparte da Catanzaro alla volta
di Reggio Calabria, per altri 160
chilometri di fatica. L'arrivo è sul
lungomare cittadino, i traguardi
volanti sono posti a Vibo Valentia
e a Palmi. E' domenica, l'attenzione
degli sportivi italiani è focalizzata
sul campionato di calcio di serie
A: la Juventus vince lo scudetto al
fotofinish sul Milan. Nonostante
tutto sul percorso c'è una folla di
calabresi pronti a tutto pur di applaudire
i campioni delle due ruote.
La tappa però non è delle più
belle: qualcuno prova la fuga, ma
Merckx e la sua
squadra respingono
ogni assalto.
Tranne quello di
Attilio Benfatto,
che all'ultimo chilometro
parte come
un treno e taglia il
traguardo con due
secondi di vantaggio su Gimondi,
primo in volata del groppone. Per
Benfatto è il secondo successo al
Giro, dopo aver conquistato la tappa
finale dell'edizione del 1969. E
curiosità vuole che il giorno prima,
a causa di problemi gastrici avuti
sulle salite della Sila, aveva rischiato
di finire fuori tempo massimo.
Classifica generale immutata prima
del trasferimento in Sicilia per
affrontare il circuito dei Monti Peloritani.
Con il Giro d'Italia sempre
più nelle mani di Merckx.
Redazione Sportiva Calabria Ora, 8 maggio 2013






0 commenti:
Posta un commento