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sabato 11 maggio 2013

COSENZA, CI SIAMO. Applausi per tutti

Dobbiamo dire la verità. Il rapporto tra la Calabria e il Giro d’Italia non si può certo definire come un amore intenso. E questo per tanti, troppi motivi. E’ vero che nelle prime edizioni il Sud è stato di fatto dimenticato, è altrettanto vero che la morfologia del territorio calabrese non è quella giusta per far disputare qui le tappe più importanti di una corsa così prestigiosa. E così spesso e volentieri la Calabria si è dovuta accontentare di essere un’attore secondario, ospitando la corsa nelle prime frazioni, quelle interlocutorie per la classifica generale. Eppure tanti campioni si sono consacrati proprio sulle strade calabresi. Volete un nome, uno recente? Eccovi accontentati. Mark Cavendish, l’uomo jet dell’isola di Man, attualmente il più forte velocista che c’è in circolazione, conquistò il suo primo successo al Giro d’Italia nel 2008 a Catanzaro. E poi come dimenticare i vari Rominger, Saronni, Merckx, Bettini, Petacchi e i tanti altri che hanno pedalato in Calabria con addosso la maglia rosa di leader. La casacca del primato, quella che non può proprio passare inosservata, anche se il gruppo ti sfreccia davanti a sessanta all’ora, come un treno, mentre corre verso il traguardo. Ci perdoneranno questi grandi atleti per un paragone forse assurdo, ma vale di più per loro un successo a mani alzate sul traguardo oppure il calore del pubblico che, chilometro dopo chilometri, li ha spinti verso la meta? La vera vittoria e il vero successo del Giro d’Italia, in Calabria così come in tutte le altre regioni, è proprio nel vedere ai bordi delle strade tante persone, centinaia, a volte migliaia, disseminate come formiche lungo il nastro d’asfalto che conduce dalla partenza all’arrivo. Persone di cultura diversa, di età diversa, di estrazione sociale diversa. Che aspettano, frementi, sotto il sole o sotto la pioggia, questo non conta, il loro beniamino. Per applaudirlo, incitarlo, spronarlo. Qualche secondo, non di più. E poi eccolo, arriva l’avversario, il nostro anti-eroe. Ma non ce la sentiamo di insultarlo, come avviene in altri sport. Scatta l’applauso spontaneo, è soltanto un altro uomo che rincorre la sua meta. Ecco, la vera forza del ciclismo è tutta qui. In questa voglia matta di sentirsi partecipe della fatica altrui, di rispettare un gruppo intero, di poter dire «c’ero anch’io quel giorno… ». E pazienza se poi non vince il nostro corridore preferito.

Redazione Sportiva Calabria Ora, 8 maggio 2013

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