Dobbiamo dire la verità. Il rapporto tra la Calabria
e il Giro d’Italia non si può certo definire
come un amore intenso. E questo per tanti,
troppi motivi. E’ vero che nelle prime edizioni
il Sud è stato di fatto dimenticato, è altrettanto
vero che la morfologia del territorio calabrese
non è quella giusta per far disputare qui
le tappe più importanti di una corsa così prestigiosa.
E così spesso e volentieri la Calabria
si è dovuta accontentare di essere un’attore secondario,
ospitando la corsa nelle prime frazioni,
quelle interlocutorie per la classifica generale.
Eppure tanti campioni si sono consacrati
proprio sulle strade calabresi. Volete un nome,
uno recente? Eccovi accontentati. Mark
Cavendish, l’uomo jet dell’isola di Man, attualmente
il più forte velocista che c’è in circolazione,
conquistò il suo primo successo al Giro
d’Italia nel 2008 a Catanzaro. E poi come dimenticare
i vari Rominger, Saronni, Merckx,
Bettini, Petacchi e i tanti altri che hanno pedalato
in Calabria con addosso la maglia rosa di
leader. La casacca del primato, quella che non
può proprio passare inosservata, anche se il
gruppo ti sfreccia davanti a sessanta all’ora,
come un treno, mentre corre verso il traguardo.
Ci perdoneranno questi grandi atleti per
un paragone forse assurdo, ma vale di più per
loro un successo a mani alzate sul traguardo
oppure il calore del pubblico che, chilometro
dopo chilometri, li ha spinti verso la meta? La
vera vittoria e il vero successo del Giro d’Italia,
in Calabria così come in tutte le altre regioni,
è proprio nel vedere ai bordi delle strade tante
persone, centinaia, a volte migliaia, disseminate
come formiche lungo il nastro d’asfalto
che conduce dalla partenza all’arrivo. Persone
di cultura diversa, di età diversa, di estrazione
sociale diversa. Che aspettano, frementi, sotto
il sole o sotto la pioggia, questo non conta,
il loro beniamino. Per applaudirlo, incitarlo,
spronarlo. Qualche secondo, non di più. E poi
eccolo, arriva l’avversario, il nostro anti-eroe.
Ma non ce la sentiamo di insultarlo, come avviene
in altri sport. Scatta l’applauso spontaneo,
è soltanto un altro uomo che rincorre la
sua meta. Ecco, la vera forza del ciclismo è tutta
qui. In questa voglia matta di sentirsi partecipe
della fatica altrui, di rispettare un gruppo
intero, di poter dire «c’ero anch’io quel giorno…
». E pazienza se poi non vince il nostro
corridore preferito.
Redazione Sportiva Calabria Ora, 8 maggio 2013






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