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mercoledì 8 maggio 2013

Paolini, che exploit: è in rosa

Una giornata perfetta, di quelle che si sognano fin da piccoli. Luca Paolini ci ha messo 36 anni per arrivare a correre il Giro d’Italia. Ma si è tolto una grande soddisfazione, quella di prendersi a Marina di Ascea non solo una bellissima ed emozionante tappa, quanto di prendersi la maglia rosa di leader della classifica generale. Frazione senza un attimo di sosta, caratterizzata per lunghi tratti da un drappello in fuga. In prima fila Taborre, l'ultimo a mollare, galvanizzato dalla maglia rosa che resta virtuale: "Peccato, ho sognato a lungo", si rammarica l'abruzzese. Con lui Boaro, Wauters, Pantano (a livello fonetico fa effetto sentire il nome associato alla salita), De Backer, Bellemakers e Jackson Rodriguez. Una dei quelle azioni che possono raggiungere un margine di tranquillità per arrivare alla fine, ma il Team Sky ha cercato di rintuzzare questo attacco per difendere la maglia rosa di Puccio. Sull’ultima salita, Sella di Catona, la Garmin di Hesjedal aumenta improvvisamente il ritmo. Raggiunti tutti i fuggitivi – con un volenteroso Taborre che si era staccato per tentare una rivelatasi vana azione solitaria – Hesjedal allunga per poi desistere. Falso allarme? Al GPM dello stesso valico, il canadese forza la velocità in discesa. I migliori gli si mettono a ruota. Prima di Ascea – mancano 7 chilometri – Paolini scatta. Sarà l’inizio del volo. Un altro a fare un volo è Scarponi. Non sente le sirene, non vede le Madonne, ma un paio di queste le pronuncia nel rialzarsi, anche perché deve aspettare che arrivi un compagno a lasciagli la propria bicicletta. Paolini giunge sul traguardo con 16 secondi su Evans, Hesjedal, Sant’Ambrogio, Samuel Sanchez, Caruso e gli alti big. In classifica veste di rosa con 17” su Wiggins, Hiran terzo e gli altri a un colpo di pedale. «Sono incredulo. È iniziato bene, con emozione questo Giro e sta continuando alla grande. Ho affrontato questa tappa come una classica. - ha detto alla fine della tappa il corridore - Sapevo che dopo la cronosquadre di ieri potevo sognare la maglia rosa. Non me ne rendo ancora conto. Il pensiero va a mio padre. Ha subito un intervento, e gli avevo detto che se ci fossi riuscito gli avrei dedicato la maglia».


Redazione Sportiva Calabria Ora

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