E’ arrivato al Giro forte di una condizione strepitosa. Vincitore due settimane prima della partenza da Napoli
del Giro del Trentino, Vincenzo Nibali è stato il nome più gettonato per la vittoria finale del Giro d’Italia dopo
quello di Wiggins. Ha conquistato la maglia rosa dopo la crono di Saltara, e non sembra stia avendo grossi
problemi di gestione. Anzi, Vincenzo non perde occasione per racimolare secondi importanti: è scattato nelle
discese, ha accelerato per conquistare gli abbuoni e, per ultimo, ha lasciato vincere Santambrogio sul Jafferau
accontentandosi di un prezioso secondo posto. E’ lui il padrone delle prime due settimane di questo Giro, è lui
che sta dettando legge sulle salite più importanti: lo squalo dello Stretto è diventato, a suon di scatti, il principale
protagonista di questa corsa rosa. L’uscita di scena di Wiggins non ha sminuito il primato conquistato, anche
perché Nibali quest’anno ha già staccato diverse volte il britannico, e non solo in questi quindici giorni. Ha
ammesso che vestire la maglia rosa non è semplice, perché se è vero che lui vorrebbe scattare su ogni salita, è
anche vero che per portare la maglia rosa fino a Brescia deve “controllare” la sua indole. Aiutato da una squadra
costruita su misura per lui (l’Astana si presenta al Giro senza velocisti), Nibali ha già esperienza di come ci
si comporta in una corsa a tappe così lunga: nel 2010 ha vinto la Vuelta e nella sua carriera è salito sul podio di
tutti e tre i grandi Giri. Quest’anno ha iniziato presto a vincere, portando a casa la sua seconda Tirreno-Adriatico,
ma il suo vero obiettivo è tornare a Messina con la maglia rosa più importante, quella di Brescia.
Alessandro Marcianò, Calabria Ora 21 maggio 2013






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