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sabato 11 maggio 2013

A Cosenza l’acuto di Lemond

L’edizione del 1986 è di quelle da ricordare a lungo, perchè sul podio finiscono tre italiani: il Giro lo vince Visentini davanti a Saronni e Moser. E via con l’inno di Mameli. E’ anche l’anno della tragica morte del ciclista Emilio Ravasio, che cade durante la prima tappa, la conclude, ma due ore dopo l’arrivo entra in coma. Muore il 28 maggio senza riprendere mai conoscenza. Dopo un solo anno si torna in Calabria ma questa volta non parliamo delle tappe più meridionali della corsa. Stavolta la carovana arriva dalla Sicilia. I corridori varcano lo Stretto e le cronache dell’epoca già riferiscono dell’ipotetico ponte tra le due regioni. Arrivati in Calabria, la partenza il 15 maggio è prevista da Villa San Giovanni. Dove approdano e partono i traghetti per e dalla Sicilia. E’ un giorno triste per lo sport italiano, perchè si spegne il pilota di Formula Uno Elio De Angelis, vittima di un tragico incidente. La quarta tappa della corsa rosa torna dunque a Villa San Giovanni dopo quasi mezzo secolo (era accaduto nel ’49) per raggiungere una delle più belle località del comprensorio del Monte Poro: Nicotera. La frazione non è lunghissima, appena 115 chilometri. Ma c’è il Monte Poro da scalare e la corsa s’infiamma proprio su questa ascesa. Vince a mani alzate, da solo, Baronchelli, che già era arrivato primo nell’80 a Campo Tenese, e che torna a vestire la maglia rosa dopo ben 13 anni. Ma è una frazione importante per il Giro, perchè Moser, compagno di squadra di Baronchelli e favorito per la vittoria finale della corsa, riesce a staccare Beppe Saronni, rimasto nella pancia del gruppo. E c’è il sorpasso anche in classifica, con Moser in seconda posizione con un piccolo vantaggio sul rivale. Il giorno successivo si parte da Nicotera per arrivare a Cosenza. Un arrivo storico per la corsa rosa. Si costeggia il Tirreno, passando da Capo Vaticano e Tropea, prima di cambiare provincia ed affrontare poi il Valico della Crocetta. Ma, una volta finita la salita, c’è ancora spazio e tempo per rientrare in gruppo. Quela che arriva nella città dei Bruzi è una delle tappe più belle dell’edizione del 1986. Dopo 150 chilometri circa di “apnea”, con il gruppo compatto, appena si arriva a Paola la corsa s’infiamma. Visentini fa il vuoto sulla salita della Crocetta, nessuno gli riesce a stare dietro. Saronni resta nel gruppo degli inseguitori, Moser va in crisi e rimane attardato. Quando si scollina, mancano ancora però troppi chilometri. Il gruppo tira a più non posso, Moser si riavvicina ma poi deve mollare definitivamente. Quando si arriva nel centro abitato di Cosenza, c’è ancora un percorso cittadino da affrontare. Visentini viene ripreso a cinque chilometri dalla fine e si viaggia tutti insieme verso il traguardo. Ma a mille metri dallo striscione Lemond innesta una marcia superiore per tutti e può godersi il trionfo fra gli applausi dei cosentini. Il ciclista a stelle e strisce non è ancora il “mostro” che vincerà negli anni successivi in ogni angolo del mondo, ma è un corridore molto apprezzato per la sua classe e la sua generosità. La classifica generale cambia, anche se Baronchelli rimane in rosa. Saronni è soli 7 secondi dal leader, Moser quasi a due minuti. Ma in Calabria la corsa si ferma qui. C’è da affrontare il giorno successivo un’altra “classica” per tornare verso il Nord, con partenza da Cosenza e arrivo a Potenza attraverso i monti del Pollino e della Lucania.

Redazione Sportiva Calabria Ora, 8 maggio 2013

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