L’edizione del 1986 è di
quelle da ricordare a lungo,
perchè sul podio finiscono
tre italiani: il Giro lo vince
Visentini davanti a Saronni
e Moser. E via con l’inno di
Mameli. E’ anche l’anno della
tragica morte del ciclista
Emilio Ravasio, che cade
durante la prima tappa, la
conclude, ma due ore dopo
l’arrivo entra in coma. Muore
il 28 maggio senza riprendere
mai conoscenza. Dopo
un solo anno si torna in Calabria
ma questa volta non
parliamo delle tappe più
meridionali della corsa. Stavolta
la carovana arriva dalla
Sicilia. I corridori varcano
lo Stretto e le cronache
dell’epoca già riferiscono
dell’ipotetico ponte tra le
due regioni. Arrivati in Calabria,
la partenza il 15 maggio
è prevista da Villa San Giovanni.
Dove approdano e
partono i traghetti per e dalla
Sicilia. E’ un giorno triste
per lo sport italiano, perchè
si spegne il pilota di Formula
Uno Elio De Angelis, vittima
di un tragico incidente.
La quarta tappa della
corsa rosa torna dunque a
Villa San Giovanni dopo
quasi mezzo secolo (era accaduto
nel ’49) per raggiungere
una delle più belle località
del comprensorio del
Monte Poro: Nicotera. La
frazione non è lunghissima,
appena 115 chilometri. Ma
c’è il Monte Poro da scalare
e la corsa s’infiamma proprio
su questa ascesa. Vince
a mani alzate, da solo, Baronchelli,
che già era arrivato
primo nell’80 a Campo
Tenese, e che torna a vestire
la maglia rosa dopo ben
13 anni. Ma è una frazione
importante per il Giro, perchè
Moser, compagno di
squadra di Baronchelli e favorito
per la vittoria finale
della corsa, riesce a staccare
Beppe Saronni, rimasto nella
pancia del gruppo. E c’è il
sorpasso anche in classifica,
con Moser in
seconda posizione
con
un piccolo
vantaggio
sul rivale. Il
giorno successivo
si
parte da Nicotera
per arrivare a Cosenza.
Un arrivo storico per la
corsa rosa. Si costeggia il
Tirreno, passando da Capo
Vaticano e Tropea, prima di
cambiare provincia ed affrontare
poi il Valico della
Crocetta. Ma, una volta finita
la salita, c’è ancora spazio
e tempo per rientrare in
gruppo. Quela che arriva
nella città dei Bruzi è una
delle tappe più belle dell’edizione
del 1986. Dopo
150 chilometri circa di “apnea”,
con il gruppo compatto,
appena si arriva a Paola
la corsa s’infiamma. Visentini
fa il vuoto sulla salita della
Crocetta, nessuno gli riesce
a stare dietro. Saronni
resta nel gruppo degli inseguitori,
Moser va in crisi e
rimane attardato. Quando si
scollina, mancano ancora
però troppi chilometri. Il
gruppo tira a più non posso,
Moser si riavvicina ma poi
deve mollare definitivamente.
Quando si arriva nel centro
abitato di Cosenza, c’è
ancora un percorso cittadino
da affrontare. Visentini
viene ripreso a cinque chilometri
dalla fine e si viaggia
tutti insieme verso il traguardo.
Ma
a mille metri
dallo striscione
Lemond
innesta
una marcia
superiore
per tutti e
può godersi
il trionfo fra gli applausi dei
cosentini. Il ciclista a stelle e
strisce non è ancora il “mostro”
che vincerà negli anni
successivi in ogni angolo del
mondo, ma è un corridore
molto apprezzato per la sua
classe e la sua generosità. La
classifica generale cambia,
anche se Baronchelli rimane
in rosa. Saronni è soli 7 secondi
dal leader, Moser
quasi a due minuti. Ma in
Calabria la corsa si ferma
qui. C’è da affrontare il giorno
successivo un’altra “classica”
per tornare verso il
Nord, con partenza da Cosenza
e arrivo a Potenza attraverso
i monti del Pollino
e della Lucania.
Redazione Sportiva Calabria Ora, 8 maggio 2013






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