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lunedì 13 maggio 2013

PAROLA A LAGANA’: «Wiggins e Nibali sono i favoriti»

Unico ciclista professionista reggino attualmente in attività e in passato compagno dei vari Cataldo, Di Luca, Petacchi, Savoldelli, Sergio Laganà è un ragazzo alla mano, disponibile e molto attento al settore giovanile. Ex Utensilnord Named, Sergio non è al via della 96esima corsa rosa, ma la segue ugualmente con molta attenzione. Ha visto l’amico Salvatore Puccio conquistare la maglia più importante quattro giorni fa ma, ovviamente, per lui i favoriti sono altri: ai vari Wiggins e Nibali, Sergio aggiunge Scarponi. Si è preso un anno sabatico, ma vuole tornare al più presto nel ciclismo che conta. La crisi economica si è fatta sentire anche nel mondo del ciclismo, molte squadre hanno chiuso, altre hanno ridotto il budget, come la sua ex Utensilnord Named, che ha dovuto fare i conti col ritiro del secondo sponsor. Ha corso diverse volte il Giro del Trentino, vero e proprio antipasto del Giro d’Italia, quindi conosce tutti i protagonisti del pedale: «Per me Wiggins e Nibali sono i favoriti, ma io vedo molto bene anche Michele Scarponi», afferma, «Di lui non se ne sta parlando tanto come gli altri, lo vedo bene e potrà sfruttare anche le cronometro, visto che non sono adatte agli specialisti. Quella di Saltara prevede l’arrivo in salita, poi l’altra è una cronoscalata. Hesjedal lo scorso anno è andato davvero forte, ma quest’anno non credo riuscirà a vincere nuovamente: entrerà sicuramente tra i primi dieci, forse anche tra i primi cinque, ma se la giocheranno Nibali e Wiggins». Per Sergio, la presenza del britannico può segnare una sfida nella sfida: «Secondo me Wiggins punta ad entrare nella storia e vincere Giro, Tour e Vuelta, visto che non c’è mai riuscito nessuno». Il ciclismo sta attraversando un momento particolare e Sergio spiega il perché: «Molto ha fatto il discorso doping. E’ stata una cosa deleteria e, paradossalmente, chi fa i controlli antidoping sono le stesse federazioni: il calcio si fa i suoi controlli così come gli altri sport, e così il ciclismo si fa i suoi. Ma posso assicurare che il ciclismo è lo sport dove il doping è al minimo, anche perché chi vuole rischiare è comunque supercontrollato. Col passaporto biologico vengono fino a casa per controllarti, molti sport il non lo accettano neanche, rifiutano per questione di privacy. Siamo vittime di questo sistema, devi dare la reperibilità giorno per giorno, è l’unico sport che lo fa. Non scappa più nessuno, magari c’è sempre chi rischia, e chi va di mezzo è tutto il sistema, perché magari per un Pinco Pallino che si dopa ne vanno di mezzo tutti. Anche gli sponsor hanno paura, molti hanno il potenziale ma non entrano per paura di una possibile pubblicità negativa». Per evitare determinate problematiche, bisogna educare i ciclisti già dalle prime pedalate, e lui lavora giorno dopo giorno coi più piccoli: «L’anno in cui sono passato professionista ho pensato di fondare la Reggio Cycling Team, è una squadra composta da giovani che vanno dai 7 ai 16 anni. Abbiamo una ventina di atleti, lavoro assieme al direttore sportivo Pino Neto. Vogliamo crescere ulteriormente, ci sono tanti altri ragazzi che vogliono correre ed io mi sto impegnando per cercare nuovi sponsor in modo tale da dare la possibilità anche agli altri ragazzi di poter correre».

Alessandro Marcianò, Calabria Ora 9 maggio 2013

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