Unico ciclista professionista reggino attualmente
in attività e in passato compagno dei
vari Cataldo, Di Luca, Petacchi, Savoldelli,
Sergio Laganà è un ragazzo alla mano, disponibile
e molto attento al settore giovanile.
Ex Utensilnord Named, Sergio non è al
via della 96esima corsa rosa, ma la segue
ugualmente con molta attenzione. Ha visto
l’amico Salvatore Puccio conquistare
la maglia più importante
quattro giorni fa ma,
ovviamente, per lui i favoriti
sono altri: ai vari Wiggins e
Nibali, Sergio aggiunge Scarponi.
Si è preso un anno sabatico,
ma vuole tornare al
più presto nel ciclismo che
conta. La crisi economica si è fatta sentire
anche nel mondo del ciclismo, molte squadre
hanno chiuso, altre hanno ridotto il budget,
come la sua ex Utensilnord Named, che
ha dovuto fare i conti col ritiro del secondo
sponsor. Ha corso diverse volte il Giro del
Trentino, vero e proprio antipasto del Giro
d’Italia, quindi conosce tutti i protagonisti
del pedale: «Per me Wiggins e Nibali sono i
favoriti, ma io vedo molto bene anche Michele
Scarponi», afferma, «Di lui non se ne
sta parlando tanto come gli altri, lo vedo bene
e potrà sfruttare anche le cronometro, visto
che non sono adatte agli specialisti. Quella
di Saltara prevede l’arrivo in salita, poi l’altra
è una cronoscalata. Hesjedal lo scorso
anno è andato davvero forte, ma quest’anno
non credo riuscirà a vincere nuovamente:
entrerà sicuramente tra i primi dieci, forse
anche tra i primi cinque, ma se la giocheranno
Nibali e Wiggins». Per Sergio, la presenza
del britannico può segnare una sfida nella
sfida: «Secondo me Wiggins punta ad entrare
nella storia e vincere Giro, Tour e Vuelta,
visto che non c’è mai riuscito nessuno».
Il ciclismo sta attraversando un momento
particolare e Sergio spiega il perché: «Molto
ha fatto il discorso doping. E’ stata una
cosa deleteria e, paradossalmente, chi fa i
controlli antidoping sono le stesse federazioni:
il calcio si fa i suoi controlli così come
gli altri sport, e così il ciclismo si fa i suoi. Ma
posso assicurare che il ciclismo
è lo sport dove il doping
è al minimo, anche perché
chi vuole rischiare è comunque
supercontrollato. Col
passaporto biologico vengono
fino a casa per controllarti,
molti sport il non lo accettano
neanche, rifiutano per
questione di privacy. Siamo vittime di questo
sistema, devi dare la reperibilità giorno
per giorno, è l’unico sport che lo fa. Non
scappa più nessuno, magari c’è sempre chi
rischia, e chi va di mezzo è tutto il sistema,
perché magari per un Pinco Pallino che si
dopa ne vanno di mezzo tutti. Anche gli
sponsor hanno paura, molti hanno il potenziale
ma non entrano per paura di una possibile
pubblicità negativa». Per evitare determinate
problematiche, bisogna educare i
ciclisti già dalle prime pedalate, e lui lavora
giorno dopo giorno coi più piccoli: «L’anno
in cui sono passato professionista ho pensato
di fondare la Reggio Cycling Team, è una
squadra composta da giovani che vanno dai
7 ai 16 anni. Abbiamo una ventina di atleti,
lavoro assieme al direttore sportivo Pino Neto.
Vogliamo crescere ulteriormente, ci sono
tanti altri ragazzi che vogliono correre ed io
mi sto impegnando per cercare nuovi sponsor
in modo tale da dare la possibilità anche
agli altri ragazzi di poter correre».
Alessandro Marcianò, Calabria Ora 9 maggio 2013






0 commenti:
Posta un commento